Hatebreeder è un disco fresco, uno spaccato vivido delle grandissime potenzialità della band di Alexi Laiho: da una parte in esso ritroviamo l’attitudine da rockstar del cantante chitarrista (non per nulla soprannominato Wildchild), spavaldo e coraggioso come non mai, e che tanto ha significato per la riuscita di Tokyo Warhearts; dall’altra riscontriamo una grandiosità compositiva che ha del geniale. Laiho infatti dimostra come sia possibile costruire musica nuova partendo dalla pre esistente, senza aggiungere nulla di realmente innovativo.
Album

Hatebreeder è un disco fresco, uno spaccato vivido delle grandissime potenzialità della band di Alexi Laiho: da una parte in esso ritroviamo l’attitudine da rockstar del cantante chitarrista (non per nulla soprannominato Wildchild), spavaldo e coraggioso come non mai, e che tanto ha significato per la riuscita di Tokyo Warhearts; dall’altra riscontriamo una grandiosità compositiva che ha del geniale. Laiho infatti dimostra come sia possibile costruire musica nuova partendo dalla pre esistente, senza aggiungere nulla di realmente innovativo.

3 brani, 55 min
📡VLC
# Titolo Riproduzioni
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Hatebreeder non è altro che il più perfetto mix mai realizzato di Symphonic, Death e Melodic Black Metal: la componente Power, essendo per lo più neoclassicheggiante, predomina sul resto, garantendo la spettacolarità delle composizioni; troviamo così assoli di tutto rispetto –di malmsteeniana memoria, aggiungerei- incastrati alla perfezione in sfuriate estreme e riff granitici.
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La musica di Laiho è fatta per divertire gli ascoltatori e per divertire se stesso: essa non pretende di entrare nella storia con sottintesi filosofici o psicologici, ma pretende di entrare negli stereo di tanti giovani headbangers. Pochi sono i musicisti in grado di rivaleggiare con il Wildchild: vorrei menzionare solo gli eccellenti Wintersun di Jari Mäenpää, band altrettanto importante ma forse meno seminale.
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Per concludere, ecco una piccola osservazione. Hatebreeder è probabilmente il disco più spiccatamente neoclassico dei Children of Bodom, tanto che risultano almeno due interessanti retroscena compositivi. Il primo riguarda l’intro:
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