La ritmica, si diceva...
Album

La ritmica, si diceva...

2 brani, 5h 48 min
📡VLC
# Titolo Riproduzioni
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Affermare che Symbolic sia un album chitarristico -cosa di cui sono effettivamente certo- significherebbe comunque svilire l'apporto generosamente “gregario” di Gene Hoglan e Kelly Conlon. Se dubbi sulla capacità del mastodontico drummer americano non ce ne potevano essere (Individual Thought Patterns rappresenta l’apice della sua gloriosa professione), al contrario Conlon costituisce la miglior sorpresa di tutte le varie formazioni che Schuldiner assemblò a tavolino. Le sue linee sono sostanziose laddove la 6 corde trattiene il fiato (salvo nell’avvio di Sacred Serenity), ma discrete quando Schuldiner vuole convogliare l'attenzione sulla melodia ovvero sul vocalism. Il suo ragionamento (semplificato) fu questo: con un mostro di tecnica e cattiveria come Hoglan ed un lavoro alle corde tutt'altro che grezzo, c'è necessità di riempire in modo arioso le armoniche gravi, così da creare il debito spazio per i solismi e, soprattutto, per lo sconvolgente cantato. A tal proposito una delle novità di Symbolic è proprio la depurazione degli effetti di riverbero tradizionalmente presenti nel registro di Schuldiner; avvertibile invece qualche sporadico delay a lunga gittata (almeno 1 sec di ritardo) che però non modifica i parametri intrinsechi delle sue frequenze vocali. Con la nuova timbrica il cantato di Chuck suona naturale e magnetico come non mai, anche se leggermente più acuto.
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Unico e formidabile!
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